Festival A due voci 2026
Tra suono e immagine: entrare in Mitsou
Sabato, 21 novembre 2026 – ore 11:00
Centro Civico/Casa della Musica, via Collegio dei Dottori 9 – Como
Ingresso libero con prenotazione a questo link
Dopo gli studi di flauto traverso e una laurea in Musicologia, Claire-Mélanie Sinnhuber studia composizione con Sergio Ortega, Allain Gaussin e Ivan Fedele prima di entrare al Conservatoire National Supérieur de Musique de Paris nella classe di Frédéric Durieux. Vi segue anche i corsi di Luis Naón, Yann Geslin e Tom Mays, per poi unirsi nel 2004-2005 al Cursus di composizione e informatica musicale dell’Ircam.
Vincitrice della Villa Kujoyama nel 2008, è stata pensionaria di Villa Medici nel biennio 2010-2011.
I suoi brani sono stati eseguiti, tra gli altri, dall’Ensemble Intercontemporain, Ars Nova, L’Instant donné, Cairn, Court-Circuit, 2e2m, Multilatérale, Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, l’Orchestre Philharmonique de Bruxelles, l’Orchestre de Picardie, l’Orchestre de Paris, il coro da camera les Éléments, il coro di voci bianche della Radio France, Raquel Camarinha, Shigeko Hata, Mathieu Dubroca, Lucile Boulanger, Vanessa Benelli Mosell, Léo Warynski, George Jackson, Sofi Jeannin, Alain Altinoglu…. Le sue opere sono state programmate, tra gli altri, al festival Musica (Strasburgo), al festival Manca (Nizza), all’Abbazia di Royaumont, all’Ircam, al Forum Neues Musiktheater (Stoccarda), a MaerzMusik (Berlino), Ars Musica (Bruxelles) e al Suntory Hall Summer Festival (Tokyo).
Claire-Mélanie Sinnhuber ricorda spesso il suo attaccamento al trittico lessicale legato al «fare musicale»: jouer, suonare, tocar, ossia l’elemento ludico, l’elemento sonoro e l’elemento concreto. Il suo catalogo riflette questa concezione tripartita della musica: in little box (2005), ad esempio, un percussionista suona un computer amplificato. La compositrice sfrutta così tutti i rumori associati a questo oggetto: il ticchettio della tastiera, del mouse, i fischi (larsen) del microfono, il contatto con le diverse superfici…
La vena giocosa è un altro aspetto pregnante del suo lavoro, presente in numerosi brani: Tracasseries (2006), Tintamarre (2008), Joyeusetés et autres (2011), Dîner chez Sénéchal (2013), Machinettes (2020), Fables (2021) o Sagesses et malices (2023), sia attraverso principi puramente musicali (la ripetizione fino allo sfinimento o la sovrapposizione formale o timbrica inattesa) sia attraverso la messa in musica di testi di per sé faceti, come quelli di Rabelais o di Buñuel.
Claire-Mélanie Sinnhuber, che dichiara di avere una fissa per i suoni di frizione, è arrivata alla musica partendo da un’attenzione esasperata per i rumori della quotidianità. Unendo a ciò il suo interesse per le possibilità strumentali, la compositrice lavora spesso sullo sviamento degli strumenti: far suonare uno strumento da un altro (il flauto e la chitarra in Revers, 2006), far sentire i chiavi dei flauti e dei clarinetti, integrare il respiro dell’instrumentista nel pezzo… Si sente vicina alla concezione giapponese del suono, che non dissocia il rumore dalla nota, ma li concepisce come le due parti di un tutto. Il suo catalogo è attraversato dalla questione dell’equilibrio tra questi due versanti del suono.
In questo senso, la sua scrittura si nutre del confronto permanente con la realtà del suono e del gesto strumentale (tocar), affermando una componente di sensualità e dolcezza sempre più presente negli ultimi anni: Les Roses héroïques (2021), La Dame d’onze heures (2022), Regain (2022), Flos Fracta (2023)…
La voce è onnipresente nella sua musica, che comprende numerose opere vocali, ma esiste anche a volte come modello melodico — la voce parlata, mormorata — per i suoi brani strumentali. Così la prosodia, il respiro, il fraseggio di una voce immaginaria vanno a irrigare determinati pezzi, come nel caso di Soliloque (2009) e Sept exceptions (2010). Questa fascinazione per la voce parlata giungerà fino alla composizione di Mitsou (2014), un’opera-film — ispirata ai disegni infantili di Balthus e alla corrispondenza tra Rilke e il giovane pittore — co-scritta con il cineasta Jean-Charles Fitoussi, in cui il ritmo del canto è interamente calcato sulla voce smorzata degli attori del film.
Il suo catalogo è stato pubblicato, tra il 2004 e il 2014, dalle Éditions Jobert.
Ha vinto il Gran premio della musica classica contemporanea della Sacem, 2021, il Premio Nadia e Lili Boulanger dell’Académie des Beaux-Arts, 2021 e il Premio Hervé Dugardin della SACEM, 2017. Ha anche ottenuto il Premio di composizione Georges Enesco della SACEM, 2007 e il Premio Francis e Mica Salabert, 2006.

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