Festival A due voci 2025 
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA FILOSOFIA

L’Antigone di Maria Zambrano come spazio ipogeico infinitamente risonante

Giovedì, 20 novembre 2025 – ore 18:00
Centro Civico/Casa della Musica, via Collegio dei Dottori 9 – Como

Margherita Anselmi, filosofa 

Ingresso libero con prenotazione a questo link


Com’ è noto Maria Zambrano rilegge la vicenda sofoclea – che narra della fanciulla tebana figlia di Edipo e Giocasta – in chiave vitalistica, arcaica e insieme rivoluzionaria. Delirio, natura, canto puro e verità si intrecciano, ne La tumba de Antigona, in un textus già concepito come melos carico d’essere, e perciò aperto a forme attualissime e inedite di musicazione e senso.

Il viaggio attraverso le dodici stazioni che compongono l’opera zambraniana mette capo poi a una rivisitazione redentiva del concetto di Tempo che sorprende, redime e suggerisce altra sintassi, altro pensiero, altra futura musica. I Quadri zambraniani dedicati ad Antigone, ricchissimi di riferimenti ontologici e mitici di stampo presocratico, totalmente veicolati dalla voce che risuona in quel rovescio del mondo – veritiero e vitalissimo – che è la tomba, culla di vita perenne.

Alcuni aspetti del pensiero di Maria Zambrano (Vélez-Màlaga, 1904 – Madrid, 1991) contengono espliciti riferimenti alla filosofia presocratica, ovvero a un pensiero non compiutamente metafisico, profondamente legato alle più tipiche manifestazioni della religiosità mediterranea e memore di un’arcaica unità del sapere capace di illuminare i campi più svariati.

L’aggancio all’esperienza e alla mentalità presocratiche è praticato in modo singolare. Si direbbe che Zambrano attui una medianica corrispondenza di emozioni e di ragioni con figure tipiche del kosmos mediterraneo: figure legate però non al mondo platonico, che “vede vittoriosa la maschia spiritualità ascetica sopra il femminino eterno”, ma connesse all’intima natura della Grande Dea plurale e una del mondo egeo-anatolico, la cui facies complessa e ubiqua compare ancora sullo sfondo di molte ardite speculazioni ontologiche d’ambito presocratico.

Antigone è una di queste figure. Nella prospettiva zambraniana la giovanetta tebana diviene protagonista di un finale alternativo a quello assegnatole da Sofocle: non muore, difatti, ma vive indefinitamente e delira oracolando, trovando nella tomba appaesamento e fonte inesauribile di parola e vita. Quel che doveva essere il luogo della sua fine – il sepolcro – diviene per Antigone porta d’accesso a una palingenesi fatta di inizi sempre nuovi. L’Antigone di Zambrano intraprende nella tomba un grandioso processo autoconoscitivo che dà senso pure all’intera storia del mondo; agisce in obbedienza a una legge che in lei si incarna e la cui forza ineludibile pare scaturire direttamente dalla physis stessa dell’altro ipogeico; in grazia di questa legge ella ascolta e riscatta le ragioni di un inedito multiverso materno, numinoso e plurale, che nella tomba ha preso dimora e che da qui suggerisce ora nuove, audaci prospettive ontologiche.